Voglio fare una riflessione riguardo all'
attività della scrittura di post (e non solo)
e alle motivazioni che possono essere alla base di questa attività.
Riconoscimento, AI e la proof of work al contrario
Si dice spesso che il denaro muove tutto. Io non ne sono convinto: c'è un'altra spinta potentissima, forse ancora più forte, ed è
il bisogno di essere riconosciuti dagli altri.
Cosa spinge qualcuno a scrivere un post di qualità? Certo, c'è l'occasione di imparare (spiegare qualcosa è il modo migliore per capirlo davvero, il cosiddetto metodo di Feynman) e quella di essere utili agli altri, che non guasta mai. Ma c'è anche, perché negarlo, la possibilità di costruirsi un riconoscimento.
Su questo forum il riconoscimento addirittura si monetizza: rango, Merit e reputazione accumulati negli anni diventano spazio pubblicitario nella firma. E non è sempre chiaro dove finisca la ricerca del guadagno e dove cominci quella del riconoscimento in sé.
Il caso dei matematici: l'AI ha scoperto le carteCi riflettevo osservando il disagio di molti matematici nelle ultime settimane, davanti ai teoremi dimostrati dall'AI.
Fino a ieri si poteva credere, e far credere, che si facesse matematica soprattutto per farla avanzare: dimostrare nuovi risultati, aggiungere un tassello alla conoscenza. Se fosse davvero solo così, risultati nuovi e sorprendenti dovrebbero essere accolti con entusiasmo, chiunque o qualunque cosa li abbia prodotti. Invece molti reagiscono con frustrazione: sentono che non potranno più mettere la propria firma su un risultato, e che sarà sempre più difficile ottenere un riconoscimento personale in quel campo.
L'AI ha reso visibile qualcosa che prima restava nascosto: per molti l'obiettivo non era tanto l'oggetto in sé, il risultato matematico, quanto l'espressione di sé e del proprio valore attraverso quel risultato. Si può obiettare che c'entrino anche carriera e finanziamenti, ma anche quelli si basano sul riconoscimento personale. Non lo dico come un'accusa: è profondamente umano. Ma ora è difficile non vederlo.
Lo stesso vale per un programmatore. Se sovrintende alla produzione di un software che non scrive, e magari nemmeno legge, fa fatica a riconoscersi in quel prodotto. E anche dall'esterno il valore del software non si trasferisce più automaticamente all'"autore", che non viene più percepito come tale.
Il meccanismo è questo:
l'AI si mette in mezzo → si perde l'autorialità → il prodotto si slega dall'autore → il valore del prodotto non diventa più valore riconosciuto all'autore.E chi legge, cosa cerca?Fin qui il punto di vista di chi produce. Ma proviamo a metterci dall'altra parte: cosa cerca una persona che legge i post di un forum?
Se cercasse solo informazioni, oggi le basterebbe chiederle a un chatbot, più in fretta e senza scorrere pagine di thread. Chi viene su un forum cerca qualcos'altro: l'esperienza diretta di qualcuno che ha provato davvero, l'opinione di una persona con cui confrontarsi e, soprattutto, qualcuno di cui potersi fidare. In fondo anche chi legge cerca una persona dietro il testo.
Per questo poter collegare un contenuto al suo autore, anche solo a un nickname, è sempre stato fondamentale. Quando si legge non si può verificare tutto, ma si può verificare la fonte. Nessuno controlla ogni affermazione di un giornale o di un manuale: ci si fida di chi ha un passato.
Dalla proof of work alla proof of valueLa reputazione è in fondo una proof of work: costa anni costruirla e si controlla in un secondo, guardando il profilo. I ranghi di Bitcointalk sono letteralmente questo, tempo e approvazione dei pari accumulati.
Ma era anche qualcosa di più: una
proof of value. Finché scrivere un buon post richiedeva lavoro e competenza, la qualità del post certificava il valore di chi l'aveva scritto, e il valore dimostrato nel tempo da un autore garantiva per i suoi post successivi. Il valore passava dal prodotto all'autore e dall'autore al prodotto, in entrambe le direzioni.
La reputazione non garantisce la qualità del singolo post, ma sposta il lavoro costoso dal lato della produzione, dove deve stare. I limiti li conosciamo: un account si può comprare, chi è affidabile da dieci anni può comunque scrivere una sciocchezza oggi, e il plagio è sempre esistito.
La proof of work si è invertitaOggi però qualunque prodotto culturale, compresi i post di questo forum, può essere costruito in modo che non si riesca più a distinguere cosa ha pensato l'autore e cosa ha pensato l'AI. E quando non si può più attribuire con ragionevole certezza un contenuto al suo autore,
la proof of work si inverte.
La proof of work funziona grazie a un'asimmetria precisa: trovare un blocco valido costa moltissimo, verificarlo costa un istante. Con i testi è successo l'opposto: produrli non costa quasi nulla, verificarli richiede tempo e competenza.
Il fenomeno ha persino un nome, e viene da un italiano: la "legge di Brandolini", formulata da Alberto Brandolini nel 2013, secondo cui
serve molta più energia per smontare una sciocchezza che per produrla. L'AI non ha creato questa asimmetria, ma l'ha resa estrema.
Così la proof of value smette di funzionare in entrambe le direzioni: il valore del contenuto non si trasmette più all'autore, che perde la possibilità di essere riconosciuto, e il valore dell'autore non garantisce più il contenuto, perché chi legge perde la scorciatoia della fonte affidabile.
Una nota personaleA me piacerebbe usare molto di più l'AI per scrivere post di qualità. Ma sento che, paradossalmente, a una qualità maggiore non corrisponderebbe un riconoscimento maggiore, anzi. Qualche mese fa un utente me l'ha detto chiaramente: se scoprissi che i tuoi post bellissimi sono scritti con l'aiuto dell'AI, mi cadrebbero le braccia.
Quella frase mi è rimasta in testa, perché dice molto. Il post sarebbe lo stesso, con le stesse informazioni e gli stessi ragionamenti, magari persino più utile. Eppure varrebbe meno. Segno che chi legge non giudica solo il contenuto, ma anche lo sforzo e la persona che crede di trovarci dietro.
E allora, provocazione: perché scriviamo? Per mostrare qualcosa di noi? Se il valore di un testo sta nell'essere tutto farina del nostro sacco, perché non confrontarci con persone che non hanno mai letto un libro né discusso le proprie idee con nessuno? Loro sì che esprimerebbero solo concetti originali e propri.
Ovviamente nessuno pensa davvero così: abbiamo sempre scritto con l'aiuto di libri, insegnanti, manuali e discussioni, e nessuno ci ha mai tolto per questo la paternità di ciò che diciamo. Perché con l'AI dovrebbe essere diverso? O forse è diverso davvero, e il punto è capire dove passa il confine.
La domanda per voiVoi perché scrivete qui?
Quando leggete, cercate il contenuto o la persona? E dove mettete il confine tra farsi aiutare e non essere più l'autore di quello che si firma?
P.S. Per coerenza: anche questo post è nato da una lunga discussione con un'AI, che mi ha aiutato a ordinare le idee. Le idee però sono mie, e ne rispondo io.