La battaglia per la diffusione dell'uso monetario di Bitcoin si sta combattendo, purtroppo, anche nelle segrete stanze della politica americana.
Lo scontro, ormai di vecchia data, verte sulla introduzione di una norma di esenzione fiscale per le micro-transazioni.
Allo stato attuale in USA (e anche in Italia), se comprate un caffè da Starbucks pagando in bitcoin dovreste trattare quella spesa come un investitore che vende 100 milioni di quote IBIT. Sempre la plusvalenza si applica.
Ad oggi questo è il più grande scoglio all'uso di b. come mezzo di pagamento, almeno di là dall'oceano dove a queste cose stanno molto attenti.
Il Bitcoin Policy Institute, la lobby che spinge per l'esenzione, propone di trattare b. come le monete estere, che sono fisco-esenti in America per plusvalenze <200$ per singola tx.
Mi sembra una norma ragionevole che separa l'uso speculativo da quello monetario.
Ad opporsi sono ovviamente le banche e lo status quo, ma anche il più classico degli amici apparenti (e nemici in realtà): ossia Coinbase che pare abbia fatto pressione per limitare l'esenzione alle stablecoin di cui è una delle massime emettitrici attraverso USDC.
Un 'azienda che si fa, a chiacchere, paladina di bitcoin e poi spinge non solo per non togliere una tassa (che di per sè sarebbe già grave) ma addirittura una tassa su bitcoin.
Conoscendo i miei polli non ho molti dubbi sulla verità della faccenda.
L'esito finale dello scontro è ancora molto incerto.
https://x.com/bitcoinpolicy/status/2032131427580747996