Questa è una convinzione molto radicata, io direi che qualsiasi operazione che prevede un fine più o meno speculativo, diciamo pure di guadagno, doveva avere un rilievo, doveva essere almeno tracciato.
Perché fare finta che non ci sia una legislazione come giustificazione per... trovare una via traversa... non è una giustificazione.
Se io domani mi metto a comprare, vendere, scambiare, sassi... ci faccio un guadagno, non pago nulla perché non c'è una legge sui sassi... ?
Ma è una illusione.
Non capisco se mi stai trollando oppure no quindi
la discussione dal mio punto di vista ha un pò perso senso.
Fino al 2018 non esisteva nemmeno un modo per dichiararli nel 730, fino a circa il 2015-2016 non si sapeva nemmeno cosa fossero (per lo Stato italiano).
Non si conosceva il regime di tassazione, l'aliquota. Se erano l'equivalente di una moneta nazionale , di un bene capitale, di una valuta estera.
Nulla.
Non si trattava di trovare "una via traversa", si trattava di trovare una via.
Ancora oggi è stata applicata, tirandola per i capelli, una normativa che non c'entra nulla come quella delle valute estere. La dicitura “Le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere rinvenienti da
depositi e conti correnti concorrono a formare il reddito... " dell'art 67 non ha ad es senso se applicata ad un wallet personale visto che quest'ultimo non è né un conto corrente né un deposito (che è, giuridicamente parlando, un contratto tra depositante e depositario quindi cosa ben diversa da un wallet)
Quindi interpretando alla lettera la legge non dovrei pagare tasse su plusvalenze generate da bitcoin posseduti su wallet personali. Bel dilemma.
E' troppo chiedere allo Stato , visto che mi impone di cedergli una larga fetta di soldi miei, che almeno si degni di dirmi come fare in modo un pò più chiaro di così?
Facendo magari una normativa un pò più specifica come esiste in pratica per qualsiasi altro bene oggetto di tassazione?
Riguardo alla tracciabilità, anche qui non si tratta di volere ma di potere.
Pensa a uno che ha minato bitcoin agli albori. Prima , diciamo, del 2011 non avevano valore, erano davvero l'equivalente di sassi.
Il mining non si faceva tramite pool (a cui avrei potuto iscrivermi conservando almeno la mail di avvenuta iscrizione) nè tramite hardware particolari, la cui ricevuta di acquisto, se conservata, potrebbe in teoria dimostrare qualcosa.
Si faceva con il pc di casa e l'accredito di 50 btc per volta avveniva "per magia" sul proprio wallet.
E' letteralmente impossibile per chi ha fatto questo tipo di attività poter dimostrare, da un punto di vista giuridico, di essere effettivamente venuto in possesso di quei bitcoin a partire da quella data e non abbia qualcun altro ,ad esempio, datogli una chiavetta usb con quei btc un' ora fa.
Allora non esisteva nemmeno la finalità speculativa, perchè non esisteva un valore.
Sarebbe come se tu nel 2010 fossi andato a raccogliere conchiglie sulla spiaggia, tu le avessi messe in una bottiglia di vetro e conservate in casa per 10 anni.
Adesso viene lo Stato e ti dice: mi dimostri che sei proprietario di quelle conchiglie dal 2010 o comunque come ne sei venuto in possesso, altrimenti tu per me sei colpevole di riciclaggio di denaro sporco.
Mettiamo in carcere da 4 a 12 anni (le pene del riciclaggio) degli innocenti solo perchè non possono dimostrare qualcosa di indimostrabile?
Tra l'altro mantenere le cose così vaghe e indeterminate non fa altro che incentivare grossi capitali in bitcoin a restare nascosti. Va quindi anche contro l'interesse dello Stato e delle sue derelitte finanze.
Io non aggiungo più nulla, così non si sbaglia.