Quelli che hanno la sfortuna, come il sottoscritto, di non essere più di primo pelo e di aver vissuto la loro adolescenza nei fantastici anni 90, non potranno non provare una piccola fitta di nostalgia tecnologica di fronte a questi due rari video amatoriali in cui mi sono imbattuto di recente e che mostrano uno squarcio degli albori del Web:
Il primo è stato girato nel 1998 da uno dei primissimi dipendenti di Google e mostra il garage nel quale Page e Brin avevano stabilito la sede del loro motore di ricerca:
https://twitter.com/The2HbK/status/1187919993620459521Il secondo è un'intervista amatoriale del 1997 a Jeff Bezos (che, potere del denaro, sembra più giovane ora di quanto non sembrasse nel 1997

), fondatore della neonata Amazon:
https://twitter.com/ComparappsWeb/status/1189611496231317505Sapere che due colossi tecnologici che fatturano oggi più del PIL di molti Stati, poco più di vent'anni fa erano nelle situazioni descritte da questi video amatoriali, fa un certo effetto e ci impone delle riflessioni sul progresso e sull'innovazione ai giorni nostri, anche in relazione a Bitcoin.
Negli anni in cui i tre soggetti sopra fondavano le loro rispettive aziende, il Web era usato da poco più dell'1% della popolazione mondiale (meno di Bitcoin oggi) ed era lontano anni luce da essere una tecnologia di massa. C'erano molti dubbi sulla sua scalabilità a livello globale, sia tecnologici , sia normativi/legali (una rete pubblica, sovrastatale, aperta, in parte incensurabile ed anonima, come l'avrebbero potuta tollerare i governi?).
Eppure, questi tre personaggi mollarono i loro studi e le loro professioni (Bezos lavorava a Wall Strett presso un hedge fund, quindi non è che avesse tutto questo bisogno economico di fondare Amazon), per lanciarsi in due avventure dall'esito incertissimo.
Le cose di cui parlavano (motori di ricerca ed e-commerce), che ai nostri occhi oggi sembrano normali, vi assicuro, che a metà dei 90 sembravano fantascienza.
Pochi investitori visionari avrebbero investito in questa specie di penny stock dedite ad attività giunte dal futuro.
Gli investitori seri, mettevano i loro soldi in "solide certezze" tecnologiche del tempo come Sun Microsystem, Nokia, IBM quando andava bene Microsoft, non Apple che nei 90 era in crisi nera.
La rivoluzione dei decenni seguenti però non l'hanno fatta questi "pachidermi", l'hanno fatta quei nerd chiusi nei loro garage.
Allo stesso tempo oggi vengono decantate e ammirate le capitalizzazioni, i fatturati e i dividendi di Amazon, Google, Apple...ma è molto improbabile che la rivoluzione tecnologica di domani venga fatta da queste aziende.
Quando le strutture organizzative crescono troppo e la burocrazia entra nella governance di un'impresa, è molto improbabile che questa abbia la spinta innovativa per intercettare un cambiamento e farsene promotrice, assumendosi anche tutti i rischi del caso.
E' molto probabile invece che in qualche scantinato o in qualche garage da qualche parte del mondo c'è qualche ragazzo che sta lavorando alla tecnologia di massa di domani. Fondando aziende che saranno le Amazon e le Google del futuro.
Qualche pagina indietro parlavamo di come sia deprimente il grado di conoscenza e di apertura mentale del cittadino medio, italiano in particolare.
Quello che deprime di più è in particolare un corollario di quanto sopra: il tasso di resistenza al cambiamento e di incapacità di immaginare il futuro che ha il nostro connazionale medio.
L'italiano disprezza con violenza ogni tecnologia nuova nascente fin quando questa non diventa di massa, di moda. A quel punto cambia radicalmente atteggiamento e ne diventa schiavo.
Se siete sufficientemente anziani da avere seguito l'evoluzione di queste innovazioni, vi domando : quante volte avete sentito "io il telefonino mai" negli anni 90 a persone che ora non vivono senza smartphone, quante volte avete sentito "certo che questi social sono una schifezza" agli albori di Facebook a persone che oggi postano anche quante volte vanno in bagno. "Ma a cosa serve un GPS per la strada se ci sono i cartelli" a tizi che oggi non fanno nemmeno il tragitto casa-lavoro senza Google Maps. "Io non potrei mai comprare qualcosa senza vederla e toccarla" a gente che vive oggi su Amazon. E così via.
Oggi è il turno di disprezzare ad esempio l'auto elettrica. Sono sicuro al 100% che tra quelli "io l'auto elettrica mai " di oggi, ci sono anche tanti che domani tesseranno lodi a quanto è veloce in ripresa la loro vettura a batteria.
E ovviamente Bitcoin. A cosa serve, non è una moneta, non scala, i governi lo bandiranno, farà bollire gli oceani.....
Nessuno, o pochissimi, che facciano lo sforzo di capire che queste tecnologie, come i motori di ricerca e l'e-commerce di vent'anni fa, non vanno viste e giudicate per cosa sono, ma per cosa potranno essere.
Prendete ad esempio Lightning Network. Oggi è solo una tecnologia in gestazione: le aziende che ci lavorano assomigliano in modo evidente ai nerd nei garage di cui sopra.
Spiegarla è difficile come spiegare il Web o l'email ad una persona della metà degli anni 90.
Mandare un messaggio istantaneo a chiunque nel mondo attraverso una rete di computer semplicemente scrivendo il nome della persona seguito dal carattere @.
La prima cosa che mi disse un lontano parente quando vent'anni fa gliene parlai fu: ma esisterà anche un francobollo elettronico? Non può funzionare se non c'è nessuno che paga per il servizio.
Era difficile fare accettare l'idea come è difficile oggi immaginare l'equivalente di una banca che risiede nel proprio smartphone. Io che posso aprire un canale, collegarmi direttamente con chiunque nel mondo e pagarlo direttamente, io e lui e basta, con finalizzazione istantanea della transazione, commissioni nulle, in modo privato. Un contante che si può spedire in tempo reale in un domani in cui le alternative a forme di pagamento privato spariranno. In una moneta a quantità finita in un domani in cui le monete alternative saranno sempre più a quantità infinita
E' così difficile immaginare la possibile dirompenza di questa tecnologia?
Forse si, proprio come era difficile per i motori di ricerca e l'e-commerce vent'anni fa.